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Fagiolata di Carnevale
23 FEBBRAIO 2009
| Fagiolata di Carnevale | ||
| comune@comune.recetto.no.it | ||
| Organizzazione | Comune | |
| Telefono | 0321.836119 | |
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SCHEDA MANIFESTAZIONE
Si tratta di una sorta di “fescennino”, nato negli ultimi secoli. Ogni anno, il lunedì di Carnevale, i coscritti si occupano di far cucinare una maxi-fagiolata da distribuire ai compaesani. Ma la distribuzione del prodotto è preceduta da una serie di assaggi doverosi. Il primo ad essere sottoposto all’assaggio è il medico del paese, che deve concedere il suo benestare “sanitario”. Successivamente, la fagiolata è sottoposta al giudizio del palato del parroco e alla sua benedizione. Infine, tocca al sindaco in carica dichiarare l’autorizzazione al consumo del piatto di fagioli. Ottenuti i permessi sacri e profani, la fagiolata viene distribuita ai cittadini… Nella stessa giornata sfilano carri allegorici per le vie del paese.
A proposito della tradizionale festa del Carnevale, il sindaco Aldo Beltrame spiega "La Fagiolata di Carnevale, oltre a ricalcare l’espressione allegorica dell’occasione, mette alla luce una vera e propria partecipazione collettiva del paese attorno a quell’unico tema che è la vita agreste. I protagonisti sono i giovani di leva del momento, così vuole la tradizione nata nel 1923 e fondata da quei baldi ‘ragazzi’ del 1903. Per vari decenni, tutti i Venerdì e i Sabati antecedenti il giorno delle Ceneri hanno visto i Coscritti bussare a ogni singola abitazione onde ricevere tutto ciò che può essere utilizzato per una mega festa e naturalmente per la Fagiolata. Il raccolto viene poi selezionato, mentre gli ingredienti della fagiolata vengono meticolosamente mondati e lavorati sotto la severa soprintendenza dell’emblematico Fasulat d’eccellenza. Arriva quindi il lunedì. Sette enormi calderoni ospitano quel cocktail di verdure e condimenti che, dopo ben 4 ore di ininterrotta cottura, viene servito al paese intero. Poi... la festa. Sfilano per le vie del paese Coscritti e Autorità accompagnati dalla ormai tradizionale Marcia di fasoi, per andrae a preòevare quella che sarà la Salariana, una ragazza pure lei ‘di leva’ che ha il compito di salare la Fagiolata. La tradizione vuole che alla festa partecipino le Autorità locali, Sindaco, Parroco e Medico alle quali spetta l’assaggio del primo piatto. Svuotati i calderoni, tutti intorno ad enormi tavolate imbandite nei pubblici locali per degustare quello che è l’ormai classico piatto di Carnevale. Sfilano in seguito i carri; si leggono pubblicamente gli avvenimenti dell’anno sottolineati da note ironiche; cala la sera; si va alla veglia ‘offerta’ dai Coscritti per salutare anche ‘sta volta al ‘bel Carluvé".
A proposito della tradizionale festa del Carnevale, il sindaco Aldo Beltrame spiega "La Fagiolata di Carnevale, oltre a ricalcare l’espressione allegorica dell’occasione, mette alla luce una vera e propria partecipazione collettiva del paese attorno a quell’unico tema che è la vita agreste. I protagonisti sono i giovani di leva del momento, così vuole la tradizione nata nel 1923 e fondata da quei baldi ‘ragazzi’ del 1903. Per vari decenni, tutti i Venerdì e i Sabati antecedenti il giorno delle Ceneri hanno visto i Coscritti bussare a ogni singola abitazione onde ricevere tutto ciò che può essere utilizzato per una mega festa e naturalmente per la Fagiolata. Il raccolto viene poi selezionato, mentre gli ingredienti della fagiolata vengono meticolosamente mondati e lavorati sotto la severa soprintendenza dell’emblematico Fasulat d’eccellenza. Arriva quindi il lunedì. Sette enormi calderoni ospitano quel cocktail di verdure e condimenti che, dopo ben 4 ore di ininterrotta cottura, viene servito al paese intero. Poi... la festa. Sfilano per le vie del paese Coscritti e Autorità accompagnati dalla ormai tradizionale Marcia di fasoi, per andrae a preòevare quella che sarà la Salariana, una ragazza pure lei ‘di leva’ che ha il compito di salare la Fagiolata. La tradizione vuole che alla festa partecipino le Autorità locali, Sindaco, Parroco e Medico alle quali spetta l’assaggio del primo piatto. Svuotati i calderoni, tutti intorno ad enormi tavolate imbandite nei pubblici locali per degustare quello che è l’ormai classico piatto di Carnevale. Sfilano in seguito i carri; si leggono pubblicamente gli avvenimenti dell’anno sottolineati da note ironiche; cala la sera; si va alla veglia ‘offerta’ dai Coscritti per salutare anche ‘sta volta al ‘bel Carluvé".




